Lo Psicologo ai fornelli

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IL RITUALE DEL CIBO
Il cibo è rito.
Da sempre, tutte le epoche, culture, religioni e pratiche della vita quotidiana hanno visto il cibo e le abitudini alimentari come un vero e proprio rituale sociale.

Il rito è una pratica che viene ripetuta nel tempo e che ha la capacità di creare, costruire dei modelli culturali all’interno della società con l’obiettivo di tramandare, trasmettere norme e valori culturali e sociali, costruire ruoli, identità e unione all’interno della società e allo stesso tempo consolidarli.
I riti sono inoltre importanti perché in grado di scandire momenti significativi della quotidianità, unendo i singoli alla collettività di cui fanno parte.

Cibo e alimentazione sono intrisi di significati simbolici, emozioni e forte senso collettivo. Queste caratteristiche da sempre li hanno resi la base di ogni rapporto, identità e valori all’interno di qualunque gruppo e cultura.
Cosa vi viene in mente oggi pensando a ciò?
In sociologia si chiama “commensalità”, ovvero condividere la tavola, mangiare insieme.
Quando si condivide un pasto, vengono messi in atto gesti e scambi che creano un senso di appartenenza e inclusione al gruppo in cui siamo inseriti in quel momento. La relazione, la gerarchia che si crea dai ruoli sono fattori universali. Mangiare e bere insieme è un modo condiviso da sempre nelle diverse culture ed epoche per creare e mantenere relazioni sociali.

“E’ da tanto che non ci vediamo, vieni a pranzo da me!”
“Vediamoci venerdì sera a cena per discutere di quel lavoro”
Il banchetto del matrimonio, la cena di compleanno.
A chi non è mai successo? Frasi, gesti e abitudini che sembrano ovvi, qualche volta automatici, ma che nascondono al loro interno un valore simbolico e culturale molto forte.
Che il cibo non sia soltanto la risposta ad un bisogno fisiologico lo sappiamo ormai da tempo, ma abbiamo mai pensato all’identità, ai simboli e al rituale che il nutrimento conserva e tramanda? Esso coinvolge tutti, i singoli, la collettività e le istituzioni.
Il “rito del cibo”, come tutti i rituali, conserva in sé un valore, un’identità radicata nel tempo. Questi valori tendono ad essere molto resistenti e ad essere tramandati nei secoli. Nonostante ciò, però, l’influenza dei cambiamenti sociali e culturali influisce e i rituali del cibo devono inesorabilmente adattarsi ai nuovi significati e alle nuove abitudini alimentari e non.
Per comprendere questi cambiamenti possiamo pensare alla globalizzazione e all’amplissima offerta di alimenti che ci ha messo a disposizione, al valore stesso dei riti, che in passato era sicuramente molto più legato alla religione mentre oggi è sicuramente più laico, al collettivismo che lascia sempre più spazio all’individualismo. Tutto questo, nella nostra cultura, si è trasformato in piatti e ricette, “contaminati” dalla globalizzazione ma pur sempre legati alla tradizione e alle occasioni di festa, in rituali “moderni” diffusi come il consumo di alcol tra i più giovani, abbuffate consolatorie in solitaria, fino a pratiche (fortunatamente) meno dannose come quella dell’aperitivo o del brunch domenicale.
Come si suol dire “siamo ciò che mangiamo” ma ancor più corretto è affermare che mangiando comunichiamo sempre qualcosa di noi, come persone, individui ma soprattutto come cultura.