Lo Psicologo ai fornelli

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L’IMPORTANZA DEL GUSTO NEI NOSTRI RICORDI

“…Appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…”   -Marcel Proust-

Vi è mai capitato di rievocare un episodio del vostro passato tramite un gusto o un profumo? Mangiare qualcosa e venire colpiti a livello fisico e mentale da un ricordo, da una sensazione che si manifesta in maniera prorompente e incontrollabile? 

Uno dei primi e sicuramente il più famoso ad aver parlato di questo è stato Marcel Proust, raccontando, nel libro “Alla ricerca del tempo perduto”, del tanto famoso biscotto mangiato casualmente che gli aveva ricordato di quando da piccolo, la domenica, la zia Lèonie gli offriva “quel pezzetto di madeleine” inzuppato nel thè. Questo meccanismo mentale del ricordo che viene evocato involontariamente tramite la sollecitazione di uno dei 5 sensi è stato studiato in età contemporanea analizzando l’attività cerebrale, e sono state fornite delle prove scientifiche a questo fenomeno tramite alcuni studi. Il ricordo di un avvenimento viene suddiviso nel nostro cervello tra le varie aree di cui esso si compone, aree coordinate da una regione definita ippocampo. Se uno dei nostri sensi viene stimolato a rievocare un ricordo, subito anche gli altri ricordi relativi ad altri sensi tornano a galla. Cosi si spiega perché un gusto a noi familiare ha il potere di riportarci alla mente un’immagine dettagliata di un determinato momento del passato, e a farci rivivere emozioni importanti, quasi come se un flashback ci stesse improvvisamente riportando ad un momento che credevamo di aver dimenticato e che si ripropone cosi più vivido che mai.

Spesso ci capita di dire che il nostro tempo è perduto, proprio perché già passato, ma non è realmente cosi. La nostra mente è strutturata cosi come è si dal nostro DNA, ma anche dall’ambiente e dalle esperienze a cui la abbiamo sottoposta durante la nostra vita; e così ci si accorge che in realtà basta un semplice profumo o gusto per riaprire involontariamente una via d’ingresso nella memoria che noi credevamo che fosse ormai perduta. Ed è la coscienza stessa ad emozionarsi per questo ritorno, che avviene con i sensi e grazie ai sensi portandoci indietro nel tempo.

La memoria del gusto si presenta come una delle conoscenze più resistenti della nostra mente, capace anche di opporsi al decadimento cognitivo di alcune patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Uno studio del Policlinico Gemelli di Roma ha dimostrato, in pazienti cognitivamente compromessi, che i ricordi relativi al cibo risultano più resistenti di altri, e in particolare i cibi più calorici e nutrienti sono quelli che vengono ricordati meglio. 

Pertanto concedetevi qualche scappatella ogni tanto e lasciatevi trasportare dai ricordi dei vostri cibi preferiti!