Lo Psicologo ai fornelli

Lo Psicologo ai fornelli

Lo Psicologo ai fornelli

DIETA & EMOZIONI

Breve sondaggio: chi nelle ultime settimane, pensando all’estate, prenotando le vacanze, organizzando un weekend al mare, ha detto “Da lunedì mi metto a dieta” oppure “Domani mi iscrivo in palestra”?

E poi che cosa è successo? Non serve rispondere, lo sappiamo benissimo!

Perché non riusciamo a metterci a dieta anche se ci sembriamo convinti e motivati? Dov’è il problema?

Abbiamo già parlato di quando, dopo una giornata NO, una delusione, un litigio mangiamo sena il minimo controllo, e sappiamo ormai che è uno dei modi più regressivi per consolarci.

L’errore che tutti commettiamo è quello di dare una connotazione negativa al cibo: consideriamo il cibo solo come fonte di calorie, come un nostro nemico da sconfiggere. Non vediamo la sua valenza psicologica ed affettiva. Il cibo non è solo nutrimento. L’amigdala, l’ipotalamo ed il sistemo limbico regolano le emozioni come rabbia, paura, sessualità e sazietà ed è dimostrato che relazione tra emozioni ed alimentazione è molto forte.

Di questo legame si tiene sempre meno conto, soprattutto quando subentrano gli insuccessi delle diete non riuscite, che non fanno altro che peggiorare l’autostima. L’insuccesso in questione non viene mai collegato ad un problema psicologico, che emergerebbe in modo molto più evidente se la compensazione del cibo venisse meno.

Per capire veramente quale significato psicologico può avere il cibo, è sufficiente pensare alla prima cosa che un neonato fa quando nasce: mangiare, affidato alle cure della madre. Si può quindi affermare in modo molto semplice ed intuitivo che instauriamo un rapporto affettivo con il cibo fin dalla nascita. Il cibo non è solo una fonte di energia e calorie, ma assume un significato più profondo di affettività, attaccamento e benessere. Il cibo è stato il primo “oggetto di piacere” che abbiamo conosciuto. 

Usiamo il cibo per nascondere o provare delle emozioni. Ogni volta che mangiamo investiamo emozioni e desideri inconsci i quali sono difficili da gestire razionalmente. È dimostrato che talvolta, le storie di un cattivo rapporto con il cibo nascondono problemi di accettazione di sé, necessità di nascondere qualcosa che a livello conscio ci farebbe soffrire.

Il benessere che noi associamo all’assunzione di cibo non è nient’altro che l’influenza delle sostanze nutritive sui processi biochimici che agiscono sulla serotonina e sulle endorfine.

La dieta del momento e il nutrizionista non sono quindi le soluzioni per riuscire a far funzionare una dieta. È necessario mettersi in relazione con il proprio mondo interiore, con le proprie emozioni e con il proprio corpo. 

Bisogna prima di tutto capire se si è predisposti psicologicamente ad accettare una dieta in una certa fase della propria vita, poi bisogna adattarla non solo al proprio corpo ma anche alla propria mente, compensando la voglia di mangiare con quello che sappiamo che può farci star bene come semplicemente leggere, uscire, fare compere, andare al teatro ecc. e contemporaneamente lavorare sulla propria autostima!