Lo Psicologo ai fornelli

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CIBO & PSICHE

Come ben sappiamo grazie a tv, giornali e web, oggi i disturbi alimentari sono un fenomeno che ha una grande incidenza sia tra gli adulti che tra i bambini.

Mangiare e bere costituiscono innanzitutto la risposta a pulsioni fisiologiche attraverso le quali l’organismo richiede energia e nutrimento. Ma non solo. Mangiare e bere, come abbiamo già avuto modo di trattare, rappresentano anche un' esperienza psicologica, che corrisponde all’appagamento di un desiderio.

Il cibo assume quindi una valenza che va ben oltre il mero nutrimento. Da sempre il cibo ha avuto una connotazione legata anche a fattori sociali, culturali e simbolici che derivano a loro volta dagli usi e costumi, dalla storia, e dai valori delle diverse società. La nutrizione è sicuramente una necessità fisiologica ma allo stesso tempo il modo di rispondere a questa richiesta da parte del nostro corpo è fortemente condizionata dal contesto socio-culturali in cui viviamo e siamo immersi. Le nostre risposte comportamentali possono quindi essere considerate anche risposte socio-culturali.

Questo spiega perché in molti casi i disturbi alimentari non dipendano soltanto da fattori organici ma siano strettamente connessi ad una alterazione del comportamento alimentare di origine psicologica.

Per questa ragione, il supporto psicologico diventa parte integrante nel trattamento di questi disturbi, dal momento che i fattori psichici possono incidere sia come cause che come effetti e conseguenze della patologia.

Per quanto concerne le cause, il cibo può diventare una sostanza da cui dipendere psicologicamente quando è vissuto o percepito come sfogo, rifugio o “analgesico” contro situazioni di disagio o di conflitto. Pertanto stati d’animo come ansia, depressione, stress, possono influire sul rapporto con il cibo, che non viene più gustato ma ingurgitato per riempire velocemente quell’opprimente senso di vuoto interiore, che è confuso a sua volta con la sensazione di fame. Abbuffarsi diviene quindi l’unica risposta alle difficoltà affettive ed emotive. Le cause e le dinamiche che portano un individuo a sviluppare un disturbo dell’alimentazione sono inoltre estremamente soggettive e possono addirittura coinvolgere le prime esperienze infantili.

Le conseguenze psicologiche dovute a tali disturbi riguardano un’alterazione della percezione del senso di fame e di sazietà e anche del proprio corpo, che viene “visto” in modo differente (ad esempio più magro o più grasso) rispetto alla realtà. Le persone colpite da disturbi alimentari possono sviluppare anche senso di colpa, sintomi depressivi e bassa autostima a causa dell’incapacità di mantenere un corretto regime alimentare e quindi vivono una sorta di incessante fallimento. Queste sensazioni e questi disagi psicologici, interferiscono con la qualità della vita generando un vero e proprio loop negativo in cui il cibo diviene nuovamente l’unico antidepressivo.

La cura di questi disturbi necessita di un approccio multidisciplinare che coinvolga l’aspetto medico/dietistico e l’aspetto psico-educativo nonché i processi comunicativi e di ascolto.  Il processo terapeutico non ha quindi solo lo scopo di restituire l’integrità organica all’individuo così come era prima di essere colpito da una patologia alimentare, ma deve tendere ad un’evoluzione più completa della persona, verso un costante cambiamento e l’acquisizione di una nuova consapevolezza di sé e dei propri meccanismi inconsci di relazione con il cibo e più in generale con la propria sfera sociale.