Lo Psicologo ai fornelli

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PAUSA PRANZO

A chi non è capitato di trascorrere la pausa pranzo davanti al pc per terminare un lavoro, fare una chiamata? O semplicemente per pigrizia, comodità, ottimizzazione del tempo? Siamo quotidianamente oberati da milioni di cose da fare quindi, quando lo stomaco brontola ma il senso di colpa per non aver finito tutto il lavoro in tempo ha la meglio, rimaniamo lì, incollati davanti allo schermo con un panino, uno snack o nel peggiore dei casi nulla.

La nostra auto gratificazione è salva: abbiamo guadagnato del tempo, siamo stati produttivi e coscienziosi e abbiamo fatto anche un po’ di “dieta”.

NO! ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO!

Diverse realtà del mondo della ricerca e di quello aziendale, hanno mostrato dei risultati che mostrano esattamente l’opposto e che incoraggiano le persone che lavorano nello stesso ufficio, a ritornare a mangiare insieme.

Facciamo un esercizio di memoria: ripercorriamo la nostra vita pensando ai momenti che in cui il cibo è stato il fattore primario. Appena nati siamo stati nutriti da nostra madre o dalla persona che si è presa cura di noi, abbiamo mangiato con la nostra famiglia, con i nostri amici, con le persone care, in posti diversi, dalla propria casa, alla scuola, in un prato, fino a stuzzicare i più svariati prodotti nei luoghi più disparati. Attraverso i pasti abbiamo imparato a regolare comportamenti, emozioni e pensieri, norme sociali, come condivisione e comunicazione.

Nasciamo, cresciamo e invecchiamo mangiando insieme ad altre persone!

E allora perché smettere proprio in pausa pranzo?

I nostri ritmi frenetici e quell’organizzazione che sembra efficiente e rigorosa, il multitasking, in realtà ci impediscono di vivere uno dei momenti più semplici.

Mangiare insieme è alla base dell’umanità, dell’evoluzione. Come abbiamo già discusso in passato, il cibo è un nutrimento, anche per i rapporti sociali. Condividere l’esperienza del cibo, che sia cucinare o semplicemente mangiare, incide positivamente sull’umore delle persone, le persone sono anche dei lavoratori e quindi incide positivamente anche sul lavoro.

Chi condivide gli stessi progetti lavorativi e professionali e condivide anche i pasti, sviluppa un affiatamento maggiore a livello di team.

Trascorrere la pausa pranzo insieme, giova al regolamento dei comportamenti adattivi delle persone sul posto di lavoro. La concentrazione e l’attenzione tendono ad aumentare insieme alla motivazione ​​a fare bene il proprio lavoro. Persone più unite e motivate daranno origine a team produttivi e con grande senso di appartenenza e collaborazione reciproca.

Uno straordinario esempio, che ci riporta anche ad uno dei temi affrontati in passato, quello degli effetti positivi del cucinare per qualcun altro e con qualcun altro, ci viene dato da uno dei team di Google che non si limita solo a mangiare insieme, ma saltuariamente cucina insieme ed organizza feste per loro stessi.

Quando accade che società orientate al futuro come Google abbraccino la tradizione della condivisione dei pasti, questo non può far altro che confermare ulteriormente che mangiare insieme non sia per nulla una perdita tempo e di energie da dedicare al proprio lavoro, ma al contrario un momento da trascorrere insieme per costruire un team vincente!