Lo Psicologo ai fornelli

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Cookin’ Therapy

Chi ama preparare dolci ricorre a qualunque scusa pur di sfornare.
Questa attività non significa soltanto creare qualcosa di buono ma cucinare dolci, soprattutto quando è fatto per altri, può nascondere anche molti benefici psicologici.

Cucinare e sfornare dolci libera l’espressione creativa delle persona e la creatività è strettamente connessa con il nostro benessere generale. Uno sfogo creativo, che sia dipingere, scrivere canzoni o poesie, diminuisce i nostri livelli di stress. Quando queste attività vengono fatte per gli altri, si aggiunge anche la dimensione dei sentimenti e delle emozioni che accompagna in modo positivo la comunicazione che mettiamo in atto con questi gesti altruistici. Preparare dolci per gli altri ha alla base un atto di generosità e l’atto del donare crea una connessione con le altre persone amplificando la sensazione di benessere.
Inoltre, se cucinando ci si concentra sul profumo, sul sapore e sull'essere presenti nel momento della creazione, si mette in atto una sorta di meditazione e consapevolezza che aumentano la felicità, la gratificazione e permettono una riduzione dello stress. La consapevolezza può essere utile anche per alleviare il peso dei pensieri tristi: svolgere attività in modo consapevole significa non sprecare il proprio tempo a rimuginare sui propri pensieri che, come sappiamo, possono portare ad altri pensieri tristi e a forme di depressione.

Per queste ragioni la terapia culinaria è sempre più diffusa. Come afferma Ohna “Cucinare dolci significa pensare 'passo dopo passo' e seguire i dettagli del presente, ma significa anche pensare alla ricetta nel suo insieme, al piatto nel suo insieme, a cosa servirà, a chi sarà destinato, al momento in cui verrà condiviso, quindi è un ottimo modo per esercitare l'equilibrio tra il momento presente e il quadro generale".

In molte culture e in molti paesi (e noi italiani lo sappiamo molto bene!), il cibo è una vera e propria espressione d'amore, cucinare per gli altri ha un valore simbolico perché il cibo ha un significato sia fisico che (soprattutto) emotivo.