Lo Psicologo ai fornelli

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IL “LATO OSCURO” DEL CIBO

Abbiamo già spiegato come la cucina e il cibo possano essere elementi importanti e influenti per il nostro benessere psico-fisico. Come molti aspetti della vita però anche il cibo nasconde un “lato oscuro” .

Numerose università hanno condotto differenti ricerche negli anni, vogliamo condividere con voi quelle più interessanti per conoscere ancora meglio qual è la relazione tra cibo e mente.

Junk Food
Partiamo da un tema ormai largamente conosciuto che è quello del “cibo spazzatura”.  Tutte le emozioni hanno una relazione e influenzano il nostro comportamento alimentare, da qui nasce il concetto di “fame emotiva”. Il cibo è un’ottima consolazione, soprattutto quando siamo di cattivo umore la nostra “fame emotiva” e la ricerca di cibo si orientano verso alimenti ricchi di zuccheri e grassi e si preferisce un continuo “smangiucchiare” durante tutto l’arco della giornata piuttosto che godersi un sano pasto completo.

Attenti al pasto!
Per noi, che possiamo considerarci la parte “fortunata” del mondo, l’azione del mangiare è ormai una routine, talvolta un automatismo. Durante i pranzi e le cene la nostra mente non si concentra sul cibo ma tende a vagare perché siamo immersi in una conversazione, distratti continuamente da TV e smartphone o dai mille stimoli che abitualmente e incessantemente riceviamo. Questa distrazione ci fa mangiare molto di più provando meno piacere! Morsi piccoli e lenti permettono non solo di ritrovare il piacere e il gusto nel mangiare ma anche di controllare la quantità di cibo.

Anche l’occhio vuole la sua parte
Tutti noi pensiamo che la quantità del cibo che mangiamo dipenda direttamente da quanto siamo affamati ma questo non è propriamente vero! Sicuramente la fame è un fattore rilevante ma diversi studi hanno dimostrato che la grandezza del piatto e la sua presentazione, influiscono in modo importante. Questo avviene perché il nostro stomaco dà informazioni grezze su quanto mangiamo, mentre è la vista a dirci se abbiamo mangiato tanto o poco e a contribuire a determinare la nostra sensazione si sazietà.

Volersi distinguere non sempre è una buona idea
Partiamo con una domanda molto semplice: a chi è capitato di partecipare a una cena o a un pranzo al ristorante in compagnia di altre persone e di cambiare la propria ordinazione perché qualcun altro al nostro tavolo ha ordinato lo stesso nostro piatto?

Possiamo scientificamente affermare che questo succede più spesso di quanto immaginiamo e la causa di questo comportamento è legata al voler far risaltare la nostra individualità e originalità. Ma c’è un problema: le persone gradiscono meno la loro seconda scelta rispetto alla prima. Il volersi distinguere solo per sentirsi unici può non essere sempre una buona idea.